<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213</id><updated>2011-04-21T23:37:17.951+02:00</updated><title type='text'>Racconti</title><subtitle type='html'>I miei racconti.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>6</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213.post-548982801790070780</id><published>2008-03-22T18:33:00.000+01:00</published><updated>2008-03-22T18:34:56.942+01:00</updated><title type='text'>Aria Di Campagna -2</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyTextIndent" style="text-align: left; text-indent: 0cm;" align="left"&gt;Nell’ irrequieto silenzio di un’alba di campagna, un uomo piuttosto alto e dal fisico snello e scattante imboccò il lungo viale di sassi che portava innanzi alla fattoria che era la meta conclusiva del suo viaggio. L’aria fredda delle prime ore d’un giorno d’autunno gli pungeva il volto come tanti spilli, mentre un leggero venticello rimbalzava sull’abito interamente nero che l’uomo portava indosso. Con lo sguardo circospetto cercava intorno a sé movimenti imprevisti che avrebbero potuto far saltare il piano che aveva in mente, ma non registrò nulla di anormale. A dirla tutta, pensò ad un certo punto, ogni cosa attorno alla casa pareva essersi fermata: nessun rumore, salvo quello di un gallo in lontananza che annunciava l’inizio di una nuova giornata. L’uomo emise un respiro profondo. Alla sua destra, il grosso san bernardo dell’agricoltore giaceva disteso a terra con il muso rivolto alla casa, e il ventre enorme si gonfiava e si rilassava ad intervalli regolari. Evidentemente, la potente dose di sonnifero contenuta nelle polpette che gli aveva dato in pasto qualche ora prima stava facendo il suo dovere: buon per lui. Con passo lento ma deciso l’uomo raggiunse la casa e le girò attorno, e non appena ebbe attraversato il perimetro ovest dell’abitazione si diresse verso il fienile che si ergeva a poche decine di metri di distanza. Non c’erano lucchetti, come aveva immaginato, a sbarrare l’ingresso del capannone, ma soltanto dei vecchi cardini arrugginiti dal tempo e fissati ad un enorme portone in legno dall’aspetto rozzo e malandato. Non trovò grosse difficoltà ad entrare, visto che era già aperto: non si ha l’abitudine a barricarsi quando si vive in campagna, rifletté. L’aria all’interno era stantìa e permeata dall’odore penetrante del fieno, al punto che l’uomo avvertì l’urgenza di ricorrere al fazzoletto per pulirsi il naso ed evitare così di rompere quel silenzio assoluto con uno starnuto. Non doveva fare alcun rumore. Dopo essersi rimesso in tasca il ricamato, si diresse verso il trattore che sostava proprio al centro dell’edificio e aperto lo sportello si issò all’interno della cabina di guida. Richiuse lo sportello e attese l’arrivo del padrone di casa.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Mezz’ora dopo un altro gallo cantò e il contadino si alzò dal letto sbadigliando tra i rimasugli d’un sogno incompreso. Giunse in bagno, si lavò distrattamente mani e viso e dopo essersi vestito si diresse verso la cucina, ove si preparò in tutta fretta la solita abbondante colazione. Una nuova giornata di duro lavoro nei campi l’attendeva come ogni giorno. Consumò il pasto, uscì di casa e si diresse verso il fienile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;L’inatteso ospite attendeva pazientemente l’arrivo dell’agricoltore in religioso silenzio. Si sentiva vagamente eccitato all’idea di ciò che stava per compiere, ma tutto sommato era ben più tranquillo di quanto si fosse aspettato. Si accorse a tal proposito di non avere neanche le mani sudate. Diede un’ultima occhiata ai comandi, giusto per avere la conferma di aver capito il funzionamento di quel bestione, poi poggiò la schiena al sedile e tornò in attesa. Aveva sentito il canto del gallo già da qualche minuto ormai, quindi sapeva che a breve sarebbe stato il momento di entrare in azione. Come a conferma, proprio in quell’istante la luce del giorno fece la sua regale entrata nel capannone attraverso il portone d’ingresso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;        &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Quando sentì ruggire il motore del trattore alle sue spalle, il contadino volse immediatamente lo sguardo verso quella direzione e sentì per un istante gambe e cervello paralizzarsi di colpo. Fu quando vide il pesante mezzo avvicinarsi verso di lui che realizzò l’idea di essere in pericolo: chi diavolo stava guidando? Un vortice di domande avvolse la sua mente. Si spostò al centro dell’ingresso per scorgere l’interno del cabinato, ma la luce che rifletteva sul vetro gli impedì di vedere la faccia dell’uomo che vi sedeva dentro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“Hei, ma dove diavolo crede di andare?”- urlò alla figura nascosta dai raggi del sole, poi si tuffò sulla sinistra giusto un attimo prima di essere travolto. Si rotolò su un fianco, volse lo sguardo verso l’alto e da quella posizione e con il trattore fermo a pochi metri da lui riuscì finalmente a vedere chi vi era seduto sopra. Mai visto prima.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“Che sta facendo?”- urlò il contadino alzandosi da terra –“Chi è lei? E che cosa vuole da me?”- Per tutta risposta, la possente macchina agricola che possedeva da una decina d’anni emise un nuovo ringhio e partì nuovamente all’attacco. Il contadino tentò una disperata fuga verso la porta della sua abitazione ma la gamba destra, evidentemente infortunatasi nel tuffo di poc’anzi, lo tradì cedendo all’improvviso e il vecchio agricoltore si trovò di nuovo a terra senza neanche aver avuto il tempo di rendersene conto. –“Fermooo!!!”- ebbe appena il tempo di urlare, poi sentì le sue gambe liquefarsi sotto il peso di una delle due ruote anteriori del mezzo e il mondo perse improvvisamente i suoi colori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;L’uomo alla guida del trattore fermò il veicolo non appena ebbe la certezza di aver portato a compimento il progettato omicidio. Tirò il freno a mano, quindi spinse il motore e gettò la testa all’indietro, con lo sguardo rivolto a nessun punto in particolare. Sospirò, asciugandosi con il braccio una fronte che lo scarico di endorfine di quegli ultimi minuti alla fine era riuscita a renderla calda e pulsante: dunque, era fatta. Aprì lentamente lo sportello e scese a terra, lanciando una rapida occhiata al cadavere che giaceva a pochi metri alle sue spalle. Ciò che vide gli fece quasi rimettere la già inconsistente colazione di quella mattina: non c’erano dubbi sul fatto che quel maledetto vecchiaccio fosse finalmente morto. Ebbe una fugace visione mentale dell’anima del contadino attorniata da mille diavoli volanti che lo infilzavano coi loro appuntiti forconi, e le sue grida di dolore che rimbalzavano tra le pareti grondanti di lacrime e senza memoria dell’inferno.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Senza ulteriori indugi,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;girò lo sguardo verso l’entrata dell’abitazione e vi si incamminò: la sua missione non era ancora terminata. Raggiunse la porta&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e la aprì facendo ruotare la chiave infilata sulla toppa, e non appena l’ebbe oltrepassata venne investito dall’odore indefinibile e vagamente nauseabondo che aleggiava in bassofondo nell’aria come il crepitìo dei tuoni di un temporale in avvicinamento. Voltò lo sguardo verso destra alla ricerca delle scale che portavano alla cantina e si mosse per raggiungerle, avanzando con passo lento e stando bene attento ad ogni piccolo rumore o scricchiolìo che avrebbe potuto avvertire: c’era da aspettarsi di tutto. Raggiunse il primo scalino, accese l’interruttore affisso alla colonna di fianco e cominciò a scendere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;La porta della cantina entrò nel suo campo visivo non appena ebbe raggiunto il terz’ultimo gradino di una scala che portava al piano sotterraneo della fattoria, il quale apparve ai suoi occhi largo non più di sei o sette metri quadri decorato soltanto di mura ammuffite dal tempo, se si eccettua l’anonima porta d’acciaio che aveva proprio di fronte. La puzza nell’aria era andata gradualmente aumentando man mano che scendeva le scale e in quel momento l’uomo si rese conto che giunto a destinazione era diventata quasi insopportabile: un odore di morte in cui vi si poteva distinguere di tutto e niente. Per qualche istante rimase quasi ipnotizzato da quell’ambiente tetro, poi si fece il segno della croce e fu proprio in quel momento che sentì il suo straziato lamento, un grido smorzato ma ugualmente carico di terrore, e questo risultò più che sufficiente&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;all’uomo che abbandonò ogni riserva e si avventò sulle chiavi che pendevano dal lucchetto che sbarrava l’ingresso. Nella concitazione la sentì gemere di nuovo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Ancora oggi non riesce a dimenticare l’istante in cui accese la luce e la vide. Di&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt; &lt;i&gt;notte, quando chiude gli occhi accanto alla sua donna che finalmente a distanza di molti mesi riesce a dormire&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;l’immagine di lei distesa sopra una vecchia e lurida tavolaccia, seminuda e con le braccia e le gambe divaricate all’estremo e immobilizzate con dei potenti ganci d’acciaio, un brivido gli corre lungo tutta la schiena. Rivede il corpo pieno di ferite, alla bocca il&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;bavaglio che le impediva di urlare il suo orrore. Ancora oggi non riesce a dimenticare il dolore che quel bastardo le inflisse irrimediabilmente, quel mostro che i giornali avevano denominato “il sadico” per le condizioni dei corpi delle sue giovani vittime quando venivano ritrovati, orribilmente martoriati: una volta aveva atteso anche due mesi prima di uccidere una donna che aveva avvicinato&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;per strada, scegliendola a caso come aveva fatto con tutte le altre tredici precedenti vittime. Ancora oggi ricorda&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;infine, mentre dalla finestra aperta entrano i rumori della notte cittadina che prende vita, dell’istante in cui le aveva tolto il bavero e lei l’aveva guardato incapace di emettere alcun suono, con gli occhi che non avevano più lacrime da piangere. L’aveva baciata e l’aveva stretta a sé e quello era stato l’istante in cui aveva deciso che l’avrebbe amata per tutta la vita. Fuori un concerto di clacson esplode all’improvviso e l’uomo sospira rigirandosi sul letto. Tutto sommato, preferisce il fracasso della città all’inquietante silenzio della campagna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7873506341041021213-548982801790070780?l=cristiano76racconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/548982801790070780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7873506341041021213&amp;postID=548982801790070780&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/548982801790070780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/548982801790070780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/2008/03/aria-di-campagna-2.html' title='Aria Di Campagna -2'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213.post-6048317321467876398</id><published>2008-03-22T18:29:00.000+01:00</published><updated>2008-03-22T18:33:39.427+01:00</updated><title type='text'>Aria Di Campagna - 1</title><content type='html'>&lt;p class="MsoBodyText" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Una fiera luna piena d’una notte di primavera. Le stelle brillano in cielo come tante lucciole in una campagna sterminata, mentre un filo di vento solca l’aperta distesa di campi, leggero, e raggiunge la pelle ruvida di un vecchio agricoltore disteso sulla sdraia della veranda di casa sua. L’uomo con gli occhi chiusi sembra spaventosamente vecchio, il corpo provato dall’ineluttabilità degli anni pare quasi accasciato sopra la sua vecchia compagna di tante notti di solitudine. La mano sinistra poggia delicatamente le punte delle dita sopra una piccola damigiana posata a terra, piena a metà di quel buon vecchio vino casalingo che soltanto chi produce riesce ad apprezzarne il gusto fino in fondo. Sopra di lui&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;una lampadina in affanno emana un fioco pallore, che attrae tuttavia intorno a sé migliaia&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di insetti che le danzano intorno, mentre stormi di pipistrelli fanno la guardia alla casa dall’alto. I grilli cantano negli spazi immensi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;L’uomo non sta dormendo; i suoi occhi chiusi nascondono allo sguardo freddo della luna i ricordi di una vita lunghissima, travagliata, sofferta. Quante serate ha passato su quella veranda, di fronte a quell’incredibile silenzio interrotto solo dalla natura! E quante volte ha rivisto con gli occhi della memoria i fotogrammi della sua tormentata esistenza! Ma non si è più permesso di piangere, mai più. Perché c’era stato un tempo in cui aveva deciso che le lacrime erano diventate un lusso che non si sarebbe più concesso. Troppe ne erano state versate perché potesse farlo di nuovo senza farsi scoppiare il cuore. Troppe. C’erano stati lunghi periodi nei quali vi si era abbandonato senza moderazione, quasi come un drogato, e aveva visto pericolosamente da vicino il baratro, e ogni volta ne era uscito appena in tempo. Per questo aveva deciso di non piangere più. Mai più. O almeno così era stato fino ad ora. In questa ammiccante serata primaverile, invece, una lacrima inizia a solcare lentamente le profonde rughe stampate sul volto dell’agricoltore, e facendosi largo tra gli innevati peli della barba raggiunge labbra calde ed inermi. Poco dopo un’altra lacrima inizia il suo lento percorso dall’altra parte del viso. Ora l’anziano agricoltore si ricorda di tutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;La donna dai lunghi capelli color granturco era stata sua moglie per circa vent’anni, un tempo lungo come un batter di ciglia per un uomo che ha ormai quasi raggiunto il secolo di vita. Il volto di lei impresso nella memoria del vecchio è quello del giorno in cui si erano sposati, quando gli occhietti maliziosi le brillavano di luce propria e il sorriso più bello che esista al mondo le illuminava il volto. &lt;i&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;L’abito bianco che indossava quel giorno pennellava il suo piccolo ed aggraziato corpo come neanche il più bravo dei pittori avrebbe potuto dipingere. Bellissima. Ed era stata anche la moglie migliore che un uomo potrebbe avere, sempre attenta alla casa ed al marito, il quale la ricambiava da par suo amandola sin dai giorni dell’infanzia, quando ancora giocavano in cortile e certi impulsi erano loro ignoti. Da lei ebbe tre piccoli capolavori: il regime dell’epoca favoriva le nascite e loro avevano contribuito allo sviluppo di tale progetto in maniera entusiasta, finché c’erano state le condizioni. Due maschi ed una femmina: fu il periodo felice di tutta la sua vita. Poi le cose cambiarono. Venne la guerra, e una bomba caduta dal cielo piombò sopra la scuola che frequentavano i loro bambini, uccidendo il più piccolo. Il vuoto che lasciò fu enorme. Qualche mese più tardi fu la figlia ad andarsene improvvisamente, colpita da una pallottola vagante durante un rastrellamento.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La fortezza di affetti che aveva eretto attorno a sé e ai suoi familiari si stava sgretolando rapidamente, e lui assisteva a tutto ciò impotente come davanti a un terremoto di inaudita violenza. Riprendersi da quel doppio schiaffo che il destino gli aveva rifilato a tradimento non fu un’impresa facile per nessuno dei tre familiari superstiti, e se ci riuscirono – ricorda ora – fu solo grazie all’amore reciproco che li tenne uniti in quei drammatici giorni e in quelle notti, dove le tenebre sembravano volerlo soffocare e non si poteva sfuggire loro semplicemente chiudendo gli occhi.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;i&gt;Un gufo volteggia rapidamente di fronte alla veranda con un frenetico batter d’ali; lo stagno in fondo alla vallata è animato dal monotono gracidare di centinaia di rane, il cui canto si disperde nell’aria e sale in cielo ordinato come una preghiera. L’uomo si porta stancamente il collo della damigiana alla bocca e il vino che ne sgorga gli riscalda l’anima. Torna poi a posare la bottiglia a terra, quindi emette un sospiro profondo, interminabile, il sospiro di un uomo che ha vissuto le guerre di un mondo ancora lontano dal vedere le luci di un’alba migliore. Nella sua testa&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sfrecciano domande che non hanno mai conosciuto le loro risposte. Si trova a chiedersi con una certa curiosità se una volta morto riceverà qualcuna di queste risposte: in tal caso, forse sarebbe meglio cominciare a preparare un elenco. &lt;/i&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Ma ciò che più desidera in assoluto dalla morte è la possibilità di riabbracciare i suoi cari, che è certo lo stiano aspettando seduti su una nuvola, accanto agli angeli. Ha tanta voglia di rivedere gli occhi severi ma&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;pieni d’amore dei suoi genitori, gli sguardi sorridenti ed eternamente felici dei figli. E soprattutto freme dalla voglia di rivedere lei, cinquant’anni dopo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText2" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Sua moglie emise il suo ultimo respiro in una fredda mattina di novembre, con la mano del marito stretta alla sua fino all’ultimo istante e l’unico bambino che era rimasto loro che piangeva nell’anticamera di un anonimo ospedale. Il male che l’aveva posseduta aveva devastato il suo corpo con la rapidità ed il cinismo di uno sciacallo, e né lui né suo figlio avevano avuto il tempo di realizzare il continuo evolversi degli eventi. La morte della donna segnò il definitivo declino della famiglia: due anni dopo, suo figlio decise di arruolarsi volontario nell’esercito e salutò il padre nel freddo di una stazione ferroviaria, gli occhi giovani ma già troppo pieni di strazio, con in spalla uno zaino probabilmente pesantissimo e un buffo berretto in testa che lo faceva sembrare uno scolaretto. Si rividero soltanto una volta ancora,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;durante le feste per&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il Natale di quello stesso anno, per accorgersi che tra di loro&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si era creato un muro di inspiegabile silenzio, un muro&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;invisibile ma troppo pesante da sostenere per entrambi. Così suo figlio scomparve per sempre dalla sua vita, inghiottito da qualche remota regione asiatica in cui forse avrebbe trovato la maniera di liberarsi dai fantasmi del suo passato. Quello stesso giorno, per uno strano scherzo del destino, l’uomo concluse l’acquisto di una sperduta fattoria di campagna, a coronamento del sogno che aveva avuto sin dal giorno in cui si era sposato. Epoca in cui comunque non avrebbe mai immaginato di doverci invecchiare da solo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText2" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Un altro intenso sospiro. L’anziano agricoltore apre lentamente gli occhi, poi con la mano destra si sfila dalla tasca dei pantaloni un vecchio fazzoletto ricamato, dono di sua moglie in un compleanno di un milione di anni fa,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e si asciuga le lacrime che faticano a smettere di scendere. Mentre rimette ordinatamente in tasca il fazzoletto, un passerotto plana sulla ringhiera innanzi a lui, annunciandogli con il suo melodico cinguettìo che un nuovo giorno è prossimo a venire. L’uomo rivolge lentamente lo sguardo verso est, e come a conferma di ciò nota che una luce primordiale comincia ad accendere le tenebre laddove il cielo bacia la terra. -“Se così ha da essere, così sia”- proclama con un filo di voce e con gli occhi rivolti ora all’unico spettatore presente. Il braccio destro scompare sotto la sdraia, e quando riappare, impercettibilmente tremolante, la sua mano impugna un fucile. Si sistema l’arma dritta davanti a sé, con la canna rivolta verso l’alto, poi inizia ad inclinarla in direzione della faccia. Apre la bocca. –“Vado a raggiungerli”- dice con la voce della mente rivolto al passero che lo fissa incuriosito. Poi preme il grilletto e scende di nuovo la notte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoBodyText2" style="text-align: left;" align="left"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;Un colpo violento ed improvviso squarcia la serenità della valle. Le rane interrompono il loro monologo e tutto intorno pare fermarsi per qualche istante. Un piccolo passerotto, inconsapevole testimone di un suicidio, rotola rovinosamente a terra spinto dallo spavento. Ancora stordito dallo sparo, tenta di riprendere immediatamente il volo ma le ali sembrano rigide come fossero di legno e il tentativo fallisce miseramente. Dopo qualche secondo prova di nuovo e stavolta, dopo una partenza ondeggiante, riesce nell’intento. Si libra leggero nell’aria, mentre le rane riprendono timidamente la loro litanìa, e man mano che la mente si libera dallo shock avverte&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un brontolìo salire dallo stomaco. Il sole comincia a fare capolino ed è arrivata l’ora di fare colazione.&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7873506341041021213-6048317321467876398?l=cristiano76racconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/6048317321467876398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7873506341041021213&amp;postID=6048317321467876398&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/6048317321467876398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/6048317321467876398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/2008/03/aria-di-campagna-1.html' title='Aria Di Campagna - 1'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213.post-4370121146914631643</id><published>2008-03-22T18:15:00.000+01:00</published><updated>2008-03-22T18:29:30.108+01:00</updated><title type='text'>Frammenti</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;-HA INIZIO LA CORSA-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Il quotidiano passaggio del tram che apriva la curva inaugurava la nuova giornata che stava per nascere. Le persiane ancora tappate delle case a schiera facevano da contorno a quella rigida mattina d’inverno inoltrato, in cui persino un innocuo alito di vento si trasformava rapidamente in una affilata lama a contatto con la pelle. Nella vallata cittadina, l’eco del latrato di un cane solitario risuonava nell’aria, frapponendosi al sommesso brontolio del mezzo meccanico che, dopo aver superato di gran carriera la tornante, andava rallentando in prossimità della sua prima fermata. L’autista, un uomo tozzo e baffuto sulla quarantina, impiegò una manciata di secondi prima di rendersi conto che quella mattina non avrebbe avuto proprio alcun motivo di arrestare la sua corsa: non c’era infatti nessuno ad attenderlo. Nessuno.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E i marmocchi?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quella semplice domanda gli balenò nella testa mentre spingeva nuovamente il pedale del gas. Vada per le due vegliarde che da tempo immemore gli facevano compagnia sedendosi sui posti vicino all’autista, blaterando di tradimenti e storie d’ogni giorno. Probabilmente coi rigori invernali che correvano si erano beccate una bella influenza, magari proprio contagiandosi l’un l’altra. Ma i bambini? Eppure era giorno di scuola. Possibile che fossero anch’essi tutti malati? Tutti e dieci? Da escludere. Forse c’era qualche sciopero studentesco o fesserie simili, considerò. Non ne sapeva niente, ma riteneva che quella fosse una spiegazione più che plausibile. Solo che non era quella l’unica stranezza della mattina. A ben vedere, non c’era in giro neanche un’automobile. Niente di niente, tutto deserto, marciapiedi compresi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un’epidemia?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dall’oggi per domani? No, impossibile. Eppure una spiegazione doveva pur esserci. Un tintinnio soffocato dalla giacca e proveniente dal suo polso lo colse vagamente sorpreso, mentre rimuginava alla ricerca di una risposta soddisfacente. Il suo fedele orologio Casio gli stava comunicando che erano ormai le sette e trenta del mattino, e che quindi la totale assenza di esseri umani (erano già tre le fermate in cui non aveva trovato nessuno ad attenderlo, quando invece normalmente a quel punto il tram era già quasi al limite delle sue capacità) stava assumendo contorni quantomeno inquietanti.&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;-ULTIMA FERMATA-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;Per fortuna era quasi finita, rifletté fra se l’autista. Appena sceso dal tram infatti, sarebbe entrato di corsa nell’unico bar della stazione e avrebbe fatto colazione proprio come da anni faceva tutti i giorni, attorniato da tanta gente, e magari avrebbe trovato anche qualcuno con cui condividere quella incredibile mattinata. Di certo avrebbe avuto una spiegazione a quanto gli era accaduto, perché era assolutamente impensabile che di fronte ad un’ora e mezzo di viaggio nel deserto più totale non ce ne fosse una.. Non aveva incrociato neanche un’anima. Nel suo passaggio aveva notato qualche negozio aperto, e solo un impulso irrazionale gli aveva impedito di scendere ed entrare dentro per verificare che ci fosse qualcuno. Non l’aveva fatto, perché nei recessi del suo cuore sentiva di dovere&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;prima finire la corsa. Poi, e di questo era sicuro, avrebbe sapu…&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’era qualcuno alla fermata.&lt;/p&gt;                                  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sentì il cuore quasi rimbalzargli in bocca dall’insieme di sorpresa e gioia che gli esplosero nell’animo. Era un vecchio tutto compito ed elegante quello che se ne stava in piedi ad attenderlo, mai visto ad un primo e rapido sguardo ma pur sempre un essere umano. Il volto era seminascosto sotto il copricapo che indossava con naturale fierezza. Quando gli fu davanti, l’autista fece scorrere la portiera del suo tram e il primo passeggero della giornata entrò dentro.&lt;br /&gt;-“Buongiorno”- esordì l’autista con inusuale deferenza.&lt;br /&gt;-“Buongiorno a lei”- rispose gentilmente il vecchio, sedendosi sul posto immediatamente dietro alla cabina dell’autista. Da li non lo si poteva inquadrare neanche con lo specchietto retrovisore.&lt;br /&gt;-“Senta, non è che per caso sa dov’è che sono finiti tutti quanti?”- domandò ansioso l’autista –“No, perché è da stamattina che sono in giro e non ho proprio incontrato nessuno. E’ forse scoppiata la terza guerra mondiale, che lei sappia?”-&lt;br /&gt;-“Che io sappia,”- replicò gagliardamente l’anziano –“non ancora”-&lt;br /&gt;-“Appunto. E allora dov’è finita la gente?”-&lt;br /&gt;-“Ognuno al suo posto, sempre che io sappia. Sa, mi sa tanto che sia lei a non essere al suo, signore”-, gli annunciò lo sconosciuto con voce sottile. L’autista trasalì. C’era qualcosa di maledettamente strano in quel vecchio, senza poi parlare del contesto in cui era saltato fuori. Sentì che doveva saperne di più, ma anche che in realtà non voleva proprio sapere un bel niente delle chiacchiere di quel vecchiaccio probabilmente fuori di testa. Eppure…&lt;br /&gt;-“Co-cosa intende dire?”- balbettò.&lt;br /&gt;-“Vuole davvero che glie lo dica? Io credo che in gran parte lei lo abbia già capito”-&lt;br /&gt;-“Capito cosa?”- proruppe quasi urlando l’autista. La paura stava cominciando ad avere tratti ben definiti nella sua voce.&lt;br /&gt;-”Lei è morto, signore. Defunto, schiattato, trapassato. La sua anima non è più prigioniera del suo corpo, ora. Su, sorrida”- disse la voce dell’anziano alle sue spalle. In quell’istante, il tram interruppe di colpo la sua corsa, come se qualcuno avesse spento la corrente premendo semplicemente un bottone, quindi dopo pochi metri si fermò proprio di fronte all’ingresso del cimitero cittadino, dove non era mai esistita una fermata. Il conducente si guardò laconico intorno, quindi comprese abbassando lo sguardo a terra. Non solamente il tram, per lui l’intero scorrere del tempo si era definitivamente arrestato.&lt;br /&gt;-“Ultima fermata,”- annunciò la voce roca e squillante allo stesso tempo del suo passeggero –“si scende”-&lt;br /&gt;-“Com’è successo?”- chiese l’autista al suo angelo della morte, che nel frattempo si era già incamminato verso l’uscita aprendo la portiera con un semplice gesto della mano.&lt;br /&gt;-“Un infarto, nel sonno”- gli rispose questi senza fermarsi o voltarsi –“è la vita, signore.”-&lt;br /&gt;E’ la vita, rifletté amaro l’autista.&lt;br /&gt;-“E la corsa di stamattina cos’era, allora?”- gridò al vecchio preparandosi con riluttanza a seguirlo. Non voleva rimanere solo.&lt;br /&gt;-“Solo frammenti,”- replicò l’anziano continuando a camminare –“frammenti di un sogno che stava facendo poco prima di morire. Se li è portati con sé in quest’ultimo viaggio, assieme ai ricordi di tutta la sua esistenza”-.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Alle loro spalle, una foglia ormai resa logora dal tempo si staccò dal suo ramo, e dopo un breve volteggiare si posò a terra delicatamente. Presto sarebbe venuto un soffio di vento per portarla via con sè, e a primavera una nuova foglia color verde speranza avrebbe preso il suo posto nel ramo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ la vita.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7873506341041021213-4370121146914631643?l=cristiano76racconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/4370121146914631643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7873506341041021213&amp;postID=4370121146914631643&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/4370121146914631643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/4370121146914631643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/2008/03/frammenti.html' title='Frammenti'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213.post-4052274241807490422</id><published>2008-03-22T18:13:00.000+01:00</published><updated>2008-03-22T18:15:23.549+01:00</updated><title type='text'>La Leggenda Di Acca Larentia</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;La giovane donna in piedi ai bordi del grande fiume guarda l’orizzonte con piglio distaccato; attorno a lei, la sterminata foresta paludosa giace silente quasi intuisse l’importanza di ciò che sta per accadere di qui a poco. Un cielo sgombro di nuvole ed illuminato dal sole fa da contorno al quadro, mentre sotto di esso stormi di volatili si librano frenetici nell’aria pura e trasparente. Non spira vento, e la gradevole temperatura permette alla ragazza di sostare immobile vestita solo d’un panno consumato e bisunto che le avvolge pudicamente le parti intime. Lunghi capelli neri le scendono sulle spalle nude poggiandosi delicatamente; la sua bellezza è straordinaria, nonostante la maestosa lontananza delle sue origini.&lt;br /&gt;Ella è infatti una dea. Nelle vene scorre sangue umano, il suo corpo è di umile carne ed è moglie d’un uomo qualsiasi, ciò nonostante al sorgere dell’alba dei tempi il suo spirito era già libero di vagare tra i monti e i mari di questo angusto pianeta. Fu beata ed adorata quand’ancora non esisteva la parola, e nel suo infinito errare ha conosciuto ricchezze e miserie, trionfi e sconfitte, umili servi e potentissimi re; la pietà, l’arroganza, la vendetta, l’amore, la morte. Si è confusa tra le genti attraversando il tempo e fondendosi ad esse, nell’attesa che giungesse il momento di espletare l’incarico che le era stato affidato sin già dall’inizio di tutto.&lt;br /&gt;E adesso quel momento è quasi arrivato: in questi luoghi poco ospitali e popolati di paludi è stata mandata per ordine di Eracle, un semidio, ed è qui che dovrà preparare il terreno per la città che sarà fondata, per i coloni che l’abiteranno. Immensi forzieri colmi d’ogni ricchezza si porta in dote, affinché un giorno possa donarli ai padri del futuro impero. Ella è una dea, e la sua missione è il sacrificio che varrà il prosperare delle popolazioni che la seguiranno.&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;Sulle acque immobili del fiume soavi increspature si creano all’improvviso dal nulla attraversando le due sponde, e il loro inesorabile cammino le rende ad ogni passaggio più consistenti. La donna dall’animo divino si siede pazientemente sulla riva, osservando distaccata e assieme rapita allo stesso tempo l’evolversi del sacro rituale; intanto le onde sull’acqua continuano ad aumentare di volume, inarrestabili. Qualcosa sta per succedere, e la natura tace vigile: s’ode nell’aria solo l’innaturale risveglio fluviale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poi un batter d’occhio e d’incanto non ci sono più onde anomale, e il fiume torna ad essere nuovamente uno specchio: a ben vedere anzi, le sue acque hanno ora iniziato debolmente a ritirarsi nel proprio letto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lentamente, ma senza fermarsi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sempre di più.&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sempre di più, scoprendo alfine ciò che il frutto del suo compito le ha incaricato di custodire: due esseri umani, due bambini ancora in fasce, due gemelli che un giorno saranno i padri di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;tutte le genti che verranno in questo luogo e fin dove esse sapranno arrivare. Lei sarà madre e nutrice di entrambi, perché questa è la suprema volontà celeste.&lt;br /&gt;Le acque del fiume interrompono di colpo la loro ritirata, come ad indicare l’avvenuta consegna.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La ragazza, già madre di prole numerosa, raccoglie i lunghi capelli cingendoli con la mano destra, poi s’incammina verso i due cuccioli d’uomo. Il cuore le batte in petto ad un ritmo vagamente accelerato, mandando al cervello dolci scariche e pensieri colmi d’affetto. Giunge a loro, quindi si china per accoglierli in grembo e quando li tocca, il blu compatto del cielo è squarciato da un cono di luce che, insinuandosi nell’aria, scende fin giù a terra irradiandoli: in tal modo i futuri re sono stati raggiunti dalla investitura degli dei, e il rituale è finalmente giunto al culmine.&lt;br /&gt;Una sommessa litania si ode giungere da ogni latitudine, incomprensibile. Poi il brontolìo cresce, e allora la donna riconosce le voci che la chiamano e la esortano, gli echi immortali che scandiscono il suo nome.&lt;/p&gt;          &lt;p class="MsoNormal"&gt;Acca Larentia, va’. Ombre spettrali si riflettono danzanti nel letto del fiume che ha iniziato nel frattempo a risalire le sponde, fantasmi di ere remote giunti fin qui per elevare a lei le loro silenziose preghiere. L’acqua giunge fino ai suoi piedi, baciandoli. Tutto tornerà come prima, niente sarà più come prima: Acca Larentia, va’.&lt;br /&gt;Lo sguardo di lei è fisso al sole, laddove divinità pagane governano gl’infiniti mondi negli infiniti universi; quindi si convince a muoversi, coi pargoli stretti al petto e l’andamento inconsciamente sinuoso, perché sa che ora è davvero giunto il momento di rientrare a casa. Suo marito, un povero pastore, la sta aspettando là ignaro di quanto accaduto e di quanto dovrà ancora accadere: tuttavia non le chiederà nulla quando la vedrà, perché nel cuore inconsapevole ha già tutte le risposte che cerca. A entrambi spetterà dunque di crescere con amore e virtù i due fratellini accanto ai figli naturali, adoperandosi per non far mancare loro l’esperienza e la saggezza di cui necessiteranno quando andranno incontro al loro reale destino. E quando giungerà il giorno in cui essi saranno pronti e lasceranno conseguentemente la famiglia acquisita ella perirà, bagnando e benedicendo col sangue del suo sacrificio la nascita della città che infonderà al mondo la sua cultura e la sua tradizione.&lt;br /&gt;E la missione sarà allora giunta a compimento.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Nell’allontanarsi dalla riva due lacrime galeotte sfuggono dai volti urlanti dei due gemellini, poggiandosi a terra su leggiadri steli d’erba che ne assorbono il liquido vitale.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Qui germoglieranno, in un giorno che non tarderà molto a venire, le mura della futura capitale.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7873506341041021213-4052274241807490422?l=cristiano76racconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/4052274241807490422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7873506341041021213&amp;postID=4052274241807490422&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/4052274241807490422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/4052274241807490422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/2008/03/la-leggenda-di-acca-larentia.html' title='La Leggenda Di Acca Larentia'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213.post-7958755827207823070</id><published>2008-03-22T18:09:00.000+01:00</published><updated>2008-03-22T18:13:48.523+01:00</updated><title type='text'>Lungo I Verdi Prati Del Paradiso</title><content type='html'>&lt;p style="text-align: center;" class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;-1-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;                                                                        &lt;p class="MsoNormal" style="text-indent: 35.4pt;"&gt;“Papà, io a dire il vero ho un po’ di paura”, mormorò sommessamente Andrea abbassando lo sguardo a terra. Era arrivato in riva al lago insieme al padre di buon’ora, canticchiando spensieratamente per l’intera durata del viaggio, ma ora che erano finalmente giunti a destinazione avvertiva nettamente l’ansia affacciarsi maliziosa tra le pieghe del suo turbolento stato d’animo.&lt;br /&gt;“Ma di cosa, piccolo?” domandò Marco accucciandosi innanzi al bambino “Non dobbiamo mica fare il bagno, sai. Ora saliamo sulla barca, ce la filiamo dritti dritti in mezzo al lago e una volta li mettiamo a mollo le canne ed aspettiamo in tutta comodità che abbocchino. E non tarderanno a farlo, fidati”&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;pronosticò, poggiando quindi la mano grande e confortante sulla spalla del figlio e strizzando verso di lui un’occhiatina complice.&lt;br /&gt;“Sì, ma io non so nuotare, lo sai. E se poi cado in acqua?”&lt;br /&gt;“Non succederà, a patto che tu resti seduto buono al tuo posto: se non te ne sei accorto, l’imbarcazione è piuttosto spaziosa. Comunque, nell’improbabile ipotesi che ciò accada, ci sono io con te e si da il caso che, a differenza tua che non hai mai voluto imparare, io invece sappia nuotare e anche piuttosto bene. Perciò, come vedi, non c’è nulla di cui aver paura” fece eco il papà&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;rialzandosi in piedi. “Allora, siamo pronti comandante?”&lt;br /&gt;“Mh-mh”, annuì Andrea poco convinto. Sapeva con certezza che suo padre non avrebbe mai permesso che gl’ accadesse qualcosa di spiacevole, tuttavia quell’inquietudine che lo aveva colto di sorpresa non si era ancora completamente sopita. D’altro canto, a 10 anni le paure sono un mostro con il quale ci si trova a convivere quasi quotidianamente. Con le canne poggiate sulle spalle, la cassetta per l’attrezzatura e un thermos pieno di bevande e di panini i due uomini salirono sulla barca e scambiandosi battute e risatine s’avviarono lentamente sull’acqua, mentre dalla fitta boscaglia che circondava il lago il risveglio della natura salutava una nuova giornata di sole.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Alle 11 di mattina, mentre la temperatura dell’aria aveva cominciato a surriscaldarsi considerevolmente facendo presagire l’ennesimo pomeriggio d’afa estiva, nel retino del papà immerso a metà nell’acqua limpida Andrea poteva già contare una nutrita fetta di popolazione lagunare. C’erano infatti 2 carassi di media dimensione, una splendida carpa a specchi che era costata loro una bella faticata, un boccalone e qualche persico reale: con una punta d’orgoglio, il bimbo constatò che suo padre in fatto di pesca sapeva decisamente il fatto suo. Spostò lo sguardo meditabondo in avanti, laddove il lago rifletteva dilatandola all’infinito l’immagine del sole: erano lì ormai da più di tre ore, eppure la mattinata gli era parsa scorrer via veloce come la sagoma d’un segnale d’indicazione osservato di sfuggita percorrendo a tutta velocità l’autostrada. Si stava divertendo, e ormai le ansie d’inizio giornata non erano altro che un fievole e lontano ricordo: suo padre aveva avuto ragione, come sempre.&lt;br /&gt;Il galleggiante appeso alla sua canna ebbe un leggero sussulto, e Andrea notandolo sentì il cuore accelerare improvvisamente il ritmo del suo battito: fino a quel momento in effetti i pesci si erano completamente disinteressati di lui. Piombò di scatto sulla sua canna, afferrandola saldamente sul manico come gli aveva insegnato suo padre, quindi attese nuovi segnali. “Papà, si muove” disse, sentendo la sua concentrazione volgere compatta verso un’unica direzione: ora lo sguardo era fisso sull’anonimo pezzettino di sughero che cavalcava l’acqua innanzi a lui, il quale per tutta risposta ebbe un nuovo sobbalzo, più marcato di quello precedente.&lt;br /&gt;“Stai calmo, non avere fretta sennò ti scappa”, lo ammonì Marco alle sue spalle. Senza girarsi Andrea fece un segno d’assenso con la testa, e fu proprio un quel momento che la placida tranquillità del lago e la loro attenzione furono bruscamente interrotte da uno scroscio improvviso provocato probabilmente dal salto di un pesce piuttosto grosso sull’acqua. Si girarono entrambi di scatto verso la direzione da cui avevano sentito provenire lo schianto.&lt;br /&gt;“Era enorme, papà!” esclamò Andrea in fibrillazione.&lt;br /&gt;“Sei riuscito a vederlo?”&lt;br /&gt;“No, ma hai sentito che rumore?”&lt;br /&gt;“Eh sì, ho sentito” convenne Marco, tornando a controllare il galleggiante del bambino che ora non dava più segni di vita.&lt;br /&gt;“Che cos’era?”&lt;br /&gt;“Forse una carpa” azzardò Marco.&lt;br /&gt;“O forse una balena” buttò là allora il bimbo.&lt;br /&gt;“Le balene non vivono nei laghi” gli fece notare il papà “solo nei mari, e a giudicare da quante ne sono rimaste forse tra un po’ si troveranno solo sui libri di scienze”&lt;br /&gt;“Ma le carpe possono davvero essere così grandi?”&lt;br /&gt;“Eccome. Una volta tuo nonno ne estrasse una che pesava oltre trenta chili: io ero con lui e non ti dico la fatica che facemmo per catturarla”, replicò Marco abbozzando un sorriso malinconico. Quando gli capitava di ripensare a suo padre c’era sempre un velo di nostalgia che gli adombrava il cuore.&lt;br /&gt;“Papà?”&lt;br /&gt;“Mh?”&lt;br /&gt;“Tira dalla tua parte, ora”&lt;br /&gt;“Cosa?” chiese Marco come ridestandosi.&lt;br /&gt;“E’ verso di te adesso” ripeté Andrea, indicando con l’indice il galleggiante del padre. C’era una punta di delusione nella sua voce, qualche istante prima aveva davvero creduto che fosse stato il suo momento.&lt;br /&gt;“E’ vero”, confermò allora Marco spostando l’attenzione verso la sua canna. Diede qualche colpetto leggero, tanto per invogliare la preda col movimento dell’esca, e all’improvviso avvertì uno strattone secco e violento che rischiò seriamente di fargli scivolare dalle mani la sua fedele Silstar, trascinandola in acqua. E sarebbe stata davvero una bella seccatura.&lt;br /&gt;“Ah sì, eh?”. Alzandosi in piedi, l’uomo impugnò l’asta in carbonio con entrambe le mani, quindi assestò con forza un colpo secco verso di sé, rischiando pericolosamente di rovesciare all’indietro a causa della spinta. Non c’era più nessuno all’altra estremità. “Bastardo”, commentò allora asciutto. Di qualunque razza si fosse trattato, il pesce aveva mangiato, si era divertito e poi lo aveva salutato senza nemmeno pagare il conto.&lt;br /&gt;“Era grosso, vero papà?” domandò Andrea eccitato. Aveva seguito la scena in trepida attesa.&lt;br /&gt;“Puoi dirlo forte”, replicò suo padre iniziando col mulinello a riavvolgere il filo.&lt;br /&gt;“Per poco non ti porta in acqua” annotò il bimbo divertito.&lt;br /&gt;“C’è davvero mancato po…” attaccò Marco, poi le sue parole rimasero sospese indefinitamente in aria: sentì vibrare tra le mani un nuovo scossone, ancora più forte del precedente, e quando ebbe compreso il rapido susseguirsi degli eventi era ormai troppo tardi. Sentì la canna sfuggirli rapidamente senza neanche avere il tempo d’accorgersene, e in un disperato tentativo di recupero si sporse eccessivamente in avanti finendo di conseguenza per perdere l’equilibrio. Cadde rovinosamente in acqua battendo col ginocchio sul bordo della barchetta, che grazie anche alla complicità del peso di suo figlio (che si era sporto per osservare meglio la scena) s’innalzò su un fianco ribaltandosi.&lt;br /&gt;“Papà! Aiuto!!” urlò terrorizzato il bambino. Andrea sentì l’acqua invadergli rapidamente bocca, naso ed orecchie, mentre si dibatteva tentando disperatamente di rimanere a galla. Percepì solo lontanamente l’immagine dell’imbarcazione immobile innanzi a lui, valutandola tuttavia troppo distante da poterla raggiungere, quindi avvertì il panico suggerirgli un gelido presagio di morte che in brevissimo tempo gli avvolse per intero corpo e mente. Stava per soccombere.&lt;br /&gt;Quando vide suo figlio dibattersi furiosamente in acqua a pochi metri da lui, Marco si lanciò senza indugi verso quella direzione con la rapidità d’un delfino, consapevole dell’ancestrale paura che l’acqua suscitava nel bambino. Lo aveva quasi raggiunto, quando invece una fitta violentissima al polpaccio lo colse assolutamente di sorpresa facendolo sussultare con inattesa veemenza. Levò in aria un possente ruggito di sorpresa e di dolore, poi cingendosi a riprendere la marcia si accorse con incredulo sbigottimento di non riuscire più a muovere la gamba destra. Cosa diavolo lo aveva punto? “Andreaaa!!!” strillò allora gettandosi alla cieca verso suo figlio, che proprio in quell’istante invece salutò per sempre l’orizzonte ed iniziò ad affondare. Il bambino ebbe appena il tempo di registrare vagamente le urla d’impotente disperazione di suo padre, poi l’oscurità degli abissi divenne sua eterna compagna.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;      &lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;-2-&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ora che si trova insonne a rigirarsi fra le coperte, sente i sensi di colpa aggredirlo come una morsa che non lascia scampo: Dio solo sa come sia possa essere stato così stupido e superficiale. È passata una settimana da quando suo figlio ha perso la vita&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;in quel tragico incidente, e gli sguardi inebetiti e privi d’espressione di sua moglie (che ora udiva gemere continuamente nel sonno) e dei parenti riuscivano perfettamente nell’intento di farlo sentire quel pazzo incosciente che ormai aveva realizzato d’essere. Aveva frettolosamente bollato come esagerati i consigli di Elisa di munirsi di un salvagente, mostrando una fiducia nelle sue presunte capacità che ora gli appariva quasi ripugnante; si era fatto cogliere di sorpresa, nonostante la lunga esperienza, da un qualunque bastardo lagunare, lasciando che il suo atterrito bambino affogasse tra mille urla d’orrore (che ora gli rimbalzavano in testa incessantemente, notte e giorno) senza neanche riuscire a muoversi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Davvero un idiota, signore e signori.&lt;/p&gt;          &lt;p class="MsoNormal"&gt;Sua moglie si agita nel sonno, e Marco avverte il pianto sommesso di lei che probabilmente ora sta parlando al figlio perduto. È insopportabile questa assoluta sensazione d’impotenza che avverte l’uomo, e davvero non riesce a pensare a come potrà essere d’ora in avanti la sua vita, irrimediabilmente flagellata dalla consapevolezza di essersi dimostrato un padre incapace ed un marito inadeguato. Per questo è convinto che, ora che si sarà nuovamente levato il sole, lui sarà già corso da qualche ora a riabbracciare il piccolo Andrea, per chiedergli cento volte scusa per aver lasciato che morisse in quell’insensata maniera. Perché si ucciderà, ormai ha deciso, anche se questa consapevolezza è maturata finora solo a livello inconscio: non riesce a riflettere sul nuovo dolore che in tal modo infliggerà all’anima già sin troppo martoriata di sua moglie, tutti i pensieri sono offuscati da un alone di sensi di colpa che attecchisce nella sua mente alla stregua d’un cancro maligno. Inutile continuare a combattere, quando si è perduta la battaglia principale.&lt;br /&gt;All’improvviso avverte un colpo sordo provenire nel buio da un punto imprecisato della casa, come di qualcosa che è stato fatto cadere in terra, e allora dopo una breve riflessione si alza per andare a controllare: potrebbero essere i ladri, ma quale importanza può avere adesso il potenziale pericolo che rappresentano? In fondo non stava meditando di uccidersi? Si veste mentre lo sguardo langue nell’oscurità della stanza; nel frattempo ode nuovamente lo stesso strano tonfo di poc’anzi, e stavolta riesce ad individuarne la provenienza: viene dal piano disotto, dalla cantina o dal garage. S’infila distrattamente le scarpe e s’avvia senza fretta particolare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;i&gt;Quando Marco accende la luce della cantina per un attimo lo sguardo vaga perplesso alla ricerca di ciò che può aver procurato il rumore&lt;/i&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;i&gt;che ha già udito ripetersi per ben 3 volte, poi focalizza il centro dell’angusto locale ed è allora che sente il cuore arrestarsi per qualche interminabile istante. Poggiata sul rozzo pavimento c’è la vecchia canna da pesca che per anni è stata la sua inseparabile compagna d’avventure, fedele amica che ormai aveva pensato di avere perduto per sempre in quella sciagurata mattina di qualche giorno prima. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;E che ora invece giace a terra a pochi passi da lui. Tutt’intorno, il consueto ed essenziale arredamento è il muto testimone di un fatto che nella mente di Marco non ha una spiegazione razionale. Poi lentamente comincia a comprendere, e allora crolla in ginocchio e piange davvero per la prima volta durante quelle infauste giornate, portandosi le mani sul volto quasi a volerselo strappar via di dosso e chiedendo scusa alla stanza vuota una, dieci, mille volte, perché è convinto che lo spirito di suo figlio sia presente con lui là dentro. Quando sente di essersi sfogato abbastanza si rialza, un uomo sopraffatto da un dolore troppo grande da sostenere, e come dentro un sogno si porta innanzi alla canna e la fissa silenziosamente per qualche secondo: quindi si china e la raccoglie. Andrea, Andrea, Andrea: sente la sua mente ripetere all’infinito il nome del suo bambino. È stato lui a riportargliela, è stato il piccolo Andrea che ha sentito i suoi propositi di morte ed ha voluto fargli intendere che non deve assolutamente dar loro seguito: un morto in famiglia è già più che sufficiente, e la nuova dipartita non restituirà la vita al figlio né contribuirà ad alleviare le pene di Elisa. È la vita l’ultimo regalo di un bambino straordinario.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Sta ancora piangendo Marco, quando uscendo dalla cantina si riavvia verso la stanza da letto al piano superiore. Ora sa che deve vivere, ora capisce che per espiare le sue indiscutibili colpe dovrà restare per sempre accanto a sua moglie, per aiutarla a rimarginare ferite che lasciano cicatrici profonde ed incancellabili. E un giorno, quando sarà destino, lascerà anch’egli questo pianeta, e allora correrà subito verso uno qualsiasi degli sterminati e rigogliosi prati che fioriscono in Paradiso, dove Andrea lo sta già attendendo sorridente e a braccia aperte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7873506341041021213-7958755827207823070?l=cristiano76racconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/7958755827207823070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7873506341041021213&amp;postID=7958755827207823070&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/7958755827207823070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/7958755827207823070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/2008/03/lungo-i-verdi-prati-del-paradiso.html' title='Lungo I Verdi Prati Del Paradiso'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7873506341041021213.post-7112491065702286938</id><published>2008-03-22T18:06:00.000+01:00</published><updated>2008-03-22T18:09:40.218+01:00</updated><title type='text'>Lei Era Tutto Per Me</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: 18pt;"&gt;Parti?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 22pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Il ragazzo in jeans e camicetta sbottonata giaceva seduto sulla sabbia con le braccia strette intorno alle gambe. Il suo sguardo si perdeva nello sconfinato orizzonte di un mare piatto come una tavola da surf, contemplando i primi bagliori del giorno che sarebbe nato lì a poco. I lunghi capelli castani vibravano allegramente sul suo volto&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;per effetto della brezza mattutina che l’ accarezzava con dolcezza, mentre tutt’intorno precoci gruppi di foglie ingiallite danzavano al vento in un malinconico preludio d’addio alla bella stagione, e stormi di rondini e gabbiani attraversavano il cielo e il mare per sfuggire ai rigori invernali in arrivo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“Parti?”- insisté la voce accanto a lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“Non potrei fare altrimenti”- rispose il ragazzo senza muovere lo sguardo&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;–“non vedo proprio come potrei restare qui. Lei era tutto per me”- Sospirò, e a quelle parole il pensiero corse di nuovo alla ragazza, alla sua ragazza, che in un passato che ora&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sembrava abnormemente lontano aveva amato più di se stesso. Quella ragazza con la quale aveva diviso tutti i momenti più importanti della sua giovane vita, quella ragazza che una volta gli aveva salvato la vita, quando un colpo di sonno lo aveva colto alla guida della sua automobile e per poco non erano finiti entrambi giù per la scarpata. Quella ragazza per la quale lui era stato il primo con il quale aveva fatto l’amore, il primo e l’unico&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;a cui si era concessa nonostante non le fossero mai mancati di certo nugoli di pretendenti. Quella ragazza, già. I ricordi lo investirono come uno schiaffo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;C’era stato un tempo nella vita del ragazzo in cui il futuro sembrava non avere mai fine, giorni felici in cui&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un nuovo progetto era sempre in cantiere. Aveva abbandonato presto gli studi, rinunciando a quell’università che avrebbe voluto frequentare ma che gli era negata per via delle sue precarie condizioni economiche, e si era trovato un lavoretto part-time che gli permetteva di coltivare le sue aspirazioni musicali. Poi un giorno, all’improvviso, lei. Misteriosa come un vaso di Pandora. L’ aveva conosciuta ad una festa di amici, una ragazza di media statura, bionda, bellissima, con due occhi verdi come smeraldi e i modi gentili come quelli di una hostess. Avevano scoperto di avere molte cose in comune, l’infanzia travagliata, il precoce abbandono degli studi, e soprattutto la sfrenata passione per la musica. S’ erano innamorati quasi subito. Avevano fondato un duo musicale, lei voce e lui chitarra, esibendosi nei locali notturni per raggranellare quel tanto che bastava loro per sopravvivere:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;in fondo erano ambedue orfani, lei sin dall’infanzia e lui poco dopo, e non avevano mai ambito a raggiungere i fasti del lusso. Vivevano dignitosamente, accontentandosi di ciò che il destino riservava loro quotidianamente: i testi delle loro canzoni affermavano convinti come non fosse necessario sedersi su poltrone dorate per essere felici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;            &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Poi, in un qualunque giovedì di settembre, la svolta. Un impresario che aveva casualmente assistito ad una loro esibizione era rimasto molto affascinato da una delle canzoni inedite che avevano presentato, e li aveva invitati in uno studio di registrazione per un provino: Fu un successo. Il loro primo e unico album, uscito quasi un anno dopo quei fatti, aveva scalato vertiginosamente i vertici delle classifiche, collocandosi per oltre un mese al secondo posto&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;tra gli&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;album più venduti del momento. I produttori erano entusiasti, e tra brindisi e pacche sulle spalle si organizzava il primo tour della coppia. I soldi erano arrivati loro con una rapidità stupefacente, grazie ai quali i grafici delle loro condizioni di vita subirono una straordinaria impennata. Vennero invitati alle feste più “in” del momento, nelle quali fecero conoscenza con alcuni dei pezzi più grossi dello spettacolo. Fino a quel momento sulla loro vita sembrava fosse destinata a splendere per sempre la luce del sole. Poi improvvisamente venne invece la notte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Ci sono due modi per affrontare un evento totalmente inatteso come il successo che investì in pieno i due giovani: come di fronte ad un onda di dimensioni particolarmente minacciose, o ci si regge più che saldamente a qualcosa di stabile o si rischia di farsi trascinar via dalla corrente. Lui si era aggrappato. Lei invece non ne aveva avuto la forza. Le serate con gli amici si erano lentamente evolute in festini in cui l’alcool si mescolava alle droghe più svariate, e se alcuni riescono comunque a mantenere almeno momentaneamente la situazione sotto controllo, i due scoprirono amaramente che questo non può valere per tutti. Di certo, non era valso per lei. E così, dopo essersi accorto in assoluto ritardo di ciò che stava accadendo alla sua compagna, una sera il ragazzo era rientrato a casa e l’aveva trovata distesa sul divano, con la testa innaturalmente inclinata all’indietro e un filo di bava che colava a terra dalla bocca spalancata, e quegli occhi ancora aperti che sembravano fissarlo in tono vagamente accusatorio e che l’avrebbero tormentato ancora a lungo nei suoi sogni. Overdose e buonanotte a tutti. Da quel giorno&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;era nuovamente cambiato tutto nella vita del ragazzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“Sai,”- disse al suo interlocutore –“a volte quando mi prende la malinconia, quando le giornate sembrano troppo lunghe e non sai come riempirle, quando le ferite si fanno sentire impietose come vecchie fratture, allora esco all’aperto, chiudo gli occhi e resto in silenzio, ascoltando i rumori della natura. Perché vedi, ogni tanto in quei momenti capita che lei mi parli, e le sue parole sono trasportate dal vento. Mi dice di continuare ad andare avanti, perché lei da lassù veglierà sempre su di me. E io vorrei parlarle, vorrei chiederle se è ancora arrabbiata con me per quel che le ho fatto, per non essere riuscito a vegliare io su di lei quando lei ne aveva bisogno. Perché&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;questo dubbio&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mi lacera il cuore. Ma poi mi rendo conto che queste domande non avranno mai una risposta, perché lei è morta e non può rispondermi e se sento la sua voce in un alito di vento vuol dire soltanto che forse sto cominciando ad impazzire definitivamente”- Sorrise amaramente, abbassando lentamente lo sguardo a terra. Una lacrima gli rigava il viso, ma non stava piangendo, non apertamente almeno. Voleva dimostrare a se stesso di essere forte, perché era quella forza che l’ aveva salvato allora e che, ne era certo, lo avrebbe salvato adesso. Quella forza che a lei era mancata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“Non essere triste,”- disse la voce amica -“lei lo sa che tu la amavi e che non avresti mai voluto che tutto ciò accadesse. I morti sanno leggerti nell’anima”-&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;            &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;-“No che non avrei mai voluto”- ripeté il ragazzo con voce meccanica –“lei era tutto per me.”- Nel frattempo, gelidi rivoli d’acqua marina avevano preso a baciargli allegramente i piedi nudi, mentre il crepuscolo stava abbandonando il paesaggio e il sole cominciava a fare capolino su quella che prometteva di essere una splendida giornata di fine estate. Uno stormo di gabbiani si alzò improvvisamente in volo, strepitando come bambini all’uscita della scuola. La sirena di una nave in lontananza. Il crepitio delle piccole onde contro gli scogli. Rumori che circondavano il ragazzo facendolo sentire vivo. Un anziano pescatore che passava dall’altro capo della spiaggia si fermò per un momento a guardarlo, e la straordinaria bellezza del ragazzo e della sua età gli strinsero per un momento il cuore nel ricordo della sua lontana gioventù. Guardò intorno per scorgere un bivacco, ma non ne vide, e allora si chiese con curiosità&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;cosa stesse facendo quel ragazzo e da quanto tempo fosse lì solo soletto. Forse stava ascoltando la voce del mare, come aveva amato fare lui da giovane e come amava fare spesso anche adesso. Gli parlava con la voce dei suoi cari. Un gabbiano su uno scoglio salutò la nuova giornata e s’innalzò in un furioso batter d’ali per raggiungere i suoi compagni migratori. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7873506341041021213-7112491065702286938?l=cristiano76racconti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/feeds/7112491065702286938/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7873506341041021213&amp;postID=7112491065702286938&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/7112491065702286938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7873506341041021213/posts/default/7112491065702286938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cristiano76racconti.blogspot.com/2008/03/lei-era-tutto-per-me.html' title='Lei Era Tutto Per Me'/><author><name>Cristiano76</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12650196321295437771</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
